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Stabilizzazione personale giustizia, 9.368 assunzioni a tempo indeterminato. UNCC: “Ora serve la riforma del processo”

Le stabilizzazioni del personale della Giustizia rappresentano un passo importante per rafforzare gli uffici giudiziari e riconoscere il lavoro svolto negli ultimi anni dall’Ufficio per il Processo e dal personale amministrativo. Ora, avverte l’Unione Nazionale delle Camere Civili, il rafforzamento degli organici deve accompagnarsi a una riforma organica del sistema processuale: solo così le nuove risorse potranno tradursi in una giustizia più efficiente e in un ruolo finalmente centrale dell’avvocatura nella giurisdizione

L’UNCC accoglie con particolare favore la pubblicazione dei bandi per la stabilizzazione di 9.368 lavoratori del Ministero della Giustizia, nell’ambito delle procedure previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Si tratta di un risultato di grande portata: dal 1° luglio 2026 saranno infatti stabilizzati a tempo indeterminato 712 tecnici di amministrazione, 1.488 addetti al data entry e 6.919 figure dell’Ufficio del Processo, che si aggiungono alle stabilizzazioni già avviate con i bandi del dicembre 2025.

Riconosciamo il lavoro svolto dal Ministero della Giustizia e dalle organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL — Unsa, Cisl, Confintesa, Flp e Uilpa Giustizia — per aver reso possibile, attraverso un confronto serio e costruttivo, la trasformazione di migliaia di contratti precari in assunzioni stabili. D’altra parte, l’avvocatura conosce bene, per esperienza quotidiana negli uffici giudiziari, il valore del lavoro svolto dal personale amministrativo e dagli addetti all’Ufficio per il Processo, che negli ultimi anni hanno contribuito in modo significativo al funzionamento della giustizia.

Vale poi la pena sottolineare un elemento emerso venerdì scorso in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del CNF: il Ministro Nordio ha riferito che queste assunzioni non gravano sui fondi del PNRR, bensì su risorse proprie del Ministero della Giustizia.

Si tratta di un dato tutt’altro che secondario. Significa che il Ministero non si è limitato a sfruttare l’opportunità offerta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma ha scelto di investire direttamente e strutturalmente sul proprio personale. Un segnale concreto di attenzione istituzionale al problema della carenza di organico, che l’UNCC non può che apprezzare.

Il quadro tracciato dal Ministro venerdì scorso include anche il fronte della magistratura: 5 procedure concorsuali avviate per un totale di oltre 2.000 nuovi magistrati, con l’obiettivo — ambizioso ma dichiarato in via di realizzazione — di coprire integralmente gli organici entro il 2026, per la prima volta dall’avvento della Repubblica.

Alla luce di questo importante investimento organizzativo, si apre ora una fase altrettanto significativa: quella del consolidamento delle riforme e del pieno utilizzo delle nuove risorse umane per migliorare il funzionamento della giurisdizione.

Come da noi ribadito all’evento svoltosi al Senato giovedì scorso, sarà indispensabile metter mano ad una vera riforma del sistema processuale, che vada oltre il potenziamento degli organici e intervenga strutturalmente sull’efficienza del processo. Una riforma che, al tempo stesso, restituisca centralità e prestigio al ruolo dell’avvocato, valorizzando l’avvocatura quale componente essenziale della giurisdizione ed interlocutore istituzionale nella costruzione di un sistema giudiziario moderno ed efficiente.

L’UNCC ribadisce quindi la sua piena disponibilità a contribuire attivamente in ogni sede istituzionale al dibattito sulla riforma della giustizia. Come ha detto lo stesso Ministro Nordio venerdì scorso al CNF, “se non c’è l’avvocato non c’è giurisdizione. Se non c’è giurisdizione non c’è libertà. E se non c’è libertà non c’è giustizia”.