Il presidente UNCC interviene su Guida al Diritto sui contenuti della legge delega n. 137/2026. Giudizio positivo sull’impianto della riforma, ma i decreti attuativi saranno decisivi per tradurre in regole concrete indipendenza, segreto professionale, specializzazioni e nuove forme di esercizio della professione
La riforma dell’ordinamento forense entra nella sua fase decisiva. Sul numero del 5 settembre 2026 di Guida al Diritto – Il Sole 24 Ore, il presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili Alberto Del Noce firma l’editoriale “Riforma forense: la delega è scritta, il modello di giustizia ancora no”, dedicato alla legge n. 137 del 28 luglio 2026 e alle scelte che attendono ora il Governo.
Il giudizio di Del Noce sulla delega è complessivamente positivo. Tra i principi più significativi figurano il riconoscimento della libertà e dell’indipendenza dell’avvocato quale garante dello Stato di diritto, il rafforzamento del segreto professionale, l’ampliamento delle attività riservate, nuove possibilità per l’avvocatura aggregata e la riorganizzazione della materia disciplinare. Ma sarà nei decreti legislativi, da adottare entro sei mesi, che si misurerà la reale portata della riforma.
L’intervento affronta alcuni dei nodi sui quali UNCC è impegnata da tempo: dalla definizione della riserva professionale alla monocommittenza, dalle incompatibilità alle società tra avvocati con soci di capitale. Su quest’ultimo punto Del Noce richiama anche la recente sentenza n. 138/2026 della Corte costituzionale, che ha riconosciuto i rischi legati alla presenza del socio investitore e indicato la necessità di adeguate garanzie a tutela dell’indipendenza e del segreto professionale.
Non manca uno sguardo alle trasformazioni tecnologiche. Pur non essendo espressamente contemplata tra i criteri direttivi della delega, l’intelligenza artificiale non potrà essere ignorata dai decreti attuativi, soprattutto per le implicazioni relative alla riservatezza dei dati, al segreto professionale e al rapporto fiduciario tra avvocato e assistito.
Al centro della riflessione resta, infine, una domanda che va oltre le singole norme: quale figura di avvocato vuole costruire la riforma? Per Del Noce, se l’indipendenza diventerà il principio guida della nuova disciplina, potrà emergere un professionista realmente libero e qualificato; diversamente, il rischio è quello di ridurre l’avvocato a un semplice fornitore di servizi legali. Una questione ancora più rilevante in una fase nella quale la professione perde attrattività e mostra crescenti difficoltà economiche.
L’editoriale completo di Alberto Del Noce è pubblicato su Guida al Diritto – Il Sole 24 Ore, n. 32-33 del 5 settembre 2026 ed è disponibile qui.