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L’avvocato torni protagonista del processo civile: a Roma il confronto promosso dall’UNCC

Nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato un dibattito tra avvocatura, istituzioni e politica sulle riforme della giustizia civile. Al centro del confronto il ruolo dell’avvocato, l’oralità del processo, i rischi del formalismo e alcune proposte legislative sostenute dall’Unione Nazionale Camere Civili

Si è svolto a Roma, presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, il convegno dal titolo “L’avvocato torni protagonista del processo civile. Proposte per rendere più efficiente la giustizia civile”, promosso su iniziativa della senatrice avv. Erika Stefani e organizzato in collaborazione con l’Unione Nazionale Camere Civili.

L’incontro, moderato dal componente di Giunta avv. Sergio Terzaghi, ha riunito esponenti dell’avvocatura istituzionale e associativa, rappresentanti del Parlamento e del mondo accademico, in un confronto articolato sui principali nodi della giustizia civile italiana. Il dibattito ha toccato temi centrali per il futuro del processo: la centralità dell’avvocato nel contraddittorio, la qualità della decisione di merito, il recupero dell’oralità, i rischi del formalismo processuale e il rapporto tra efficienza e tutela effettiva dei diritti.

Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, nel suo saluto istituzionale ha ribadito l’importanza del confronto con l’avvocatura nella fase di revisione delle riforme della giustizia civile. Ostellari ha riconosciuto il contributo delle associazioni forensi e in particolare dell’Unione Nazionale Camere Civili nel portare proposte e riflessioni utili al legislatore, sottolineando come il miglioramento dell’efficienza del processo debba sempre procedere insieme alla tutela effettiva dei diritti dei cittadini.

Claudia Eccher, avvocata e componente laica del Consiglio Superiore della Magistratura, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di riportare il dibattito sulla giustizia civile su un terreno di equilibrio tra efficienza e garanzie. Nel suo intervento ha sottolineato come le riforme processuali non possano limitarsi a interventi tecnici sul rito, ma debbano essere accompagnate da un rafforzamento strutturale del sistema giudiziario e da un riconoscimento pieno del ruolo dell’avvocatura come interlocutore imprescindibile nel funzionamento della giurisdizione.

Tra gli interventi iniziali, quello del professor Virginio Angelini, presidente della Fondazione dell’Unione, che ha offerto una riflessione storica sul ruolo dell’avvocato. Richiamando le origini del processo civile nel diritto romano, Angelini ha ricordato come la controversia fosse tradizionalmente “delle parti”, mentre nel tempo il processo si è progressivamente pubblicizzato, con lo Stato divenuto sempre più dominus della procedura. Da qui la sua provocazione: recuperare la centralità dell’avvocatura non significa ridurre il ruolo del giudice, ma restituire al processo la sua funzione primaria, cioè la tutela concreta degli interessi dei cittadini.

A seguire, la senatrice Erika Stefani ha sottolineato la necessità di riaprire una riflessione complessiva sulla riforma del processo civile, soprattutto dopo la stagione del PNRR. Secondo Stefani, molte delle criticità del sistema non dipendono dal rito processuale ma da problemi strutturali della giustizia e da un progressivo indebolimento del ruolo dell’avvocato. Tra i temi richiamati dalla senatrice, anche quello dell’oralità del processo, che negli ultimi anni è stata spesso sostituita dalla trattazione scritta, con il rischio di impoverire il confronto processuale e la formazione professionale delle nuove generazioni di avvocati.

Fabio Sportelli, Resp. Dipartimento procedura civile UNCC, ha illustrato la proposta relativa all’introduzione del decreto ingiuntivo su iniziativa dell’avvocato, evidenziando come l’obiettivo sia semplificare e accelerare la tutela dei crediti nei casi in cui sussistano i presupposti documentali previsti dalla legge. La proposta, già oggetto di audizioni e confronto istituzionale, mira a valorizzare il ruolo dell’avvocatura nella gestione delle procedure monitorie, con un modello che consentirebbe di alleggerire il carico degli uffici giudiziari senza comprimere le garanzie delle parti.

Il dibattito si è poi sviluppato attraverso una serie di interventi dedicati a proposte normative che l’Unione Nazionale Camere Civili sostiene e auspica possano trovare spazio nel confronto legislativo.

Tonino Lacopo, del Foro di Locri, ha evidenziato le criticità legate all’ampliamento delle competenze del giudice di pace, sottolineando come gli uffici soffrano già oggi di gravi carenze organizzative. Un ulteriore trasferimento di competenze, secondo Lacopo, rischierebbe di aggravare la situazione senza risolvere i problemi strutturali del sistema.

Sul tema dell’oralità del processo si è soffermata Francesca Ioan, del Foro di Pordenone, che ha evidenziato come l’attuale disciplina della trattazione scritta attribuisca al giudice un potere troppo ampio nel sostituire l’udienza con il deposito di note. Una prassi che, se da un lato può avere utilità organizzativa, dall’altro rischia di impoverire il contraddittorio e di allontanare il processo dalla sua dimensione di confronto diretto tra difensori e giudice.

La senatrice e avvocata Daphne Musolino ha parlato di un processo civile sempre più “epistolare”, nel quale la presenza fisica degli avvocati nelle aule di giustizia è diventata residuale. Per Musolino, recuperare l’oralità significa anche restituire vitalità ai tribunali e rafforzare la funzione dell’avvocato come garante della difesa dei diritti.

Il tema della responsabilità professionale dell’avvocato è stato affrontato da Francesca Cappellini, del Foro di Firenze, che ha illustrato il disegno di legge volto a limitare la responsabilità civile del difensore ai casi di dolo o colpa grave. Una proposta che, secondo Cappellini, risponde all’esigenza di evitare che il rischio di responsabilità diventi un fattore distorsivo nell’esercizio della difesa.

Infine Federica Bianchi, del Foro di Lucca, ha presentato una proposta relativa alla distribuzione degli incarichi di custodia giudiziaria, evidenziando la necessità di garantire criteri di equa rotazione tra i professionisti iscritti negli elenchi degli ausiliari del giudice.

Tra gli interventi istituzionali, quello di Fedele Moretti, coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense, che ha collocato il dibattito in una prospettiva più ampia. Moretti ha ricordato che le difficoltà della giustizia civile non possono essere ricondotte soltanto al rito processuale, ma derivano anche da carenze strutturali e da scelte legislative stratificatesi negli anni. L’avvocatura, ha osservato, deve affrontare le trasformazioni del presente – comprese quelle legate all’intelligenza artificiale – senza rinunciare al proprio ruolo centrale nella tutela dei diritti.

Sulla stessa linea l’intervento di Francesco Pizzuto, componente del Consiglio Nazionale Forense, che ha proposto una riflessione sul rapporto tra avvocato e processo. Secondo Pizzuto, l’avvocato non è semplicemente uno dei protagonisti del processo civile, ma rappresenta il primo custode dei diritti del cittadino, poiché è lui a valutare se una controversia meriti di essere portata davanti al giudice. Da qui la critica alla proliferazione delle cause di inammissibilità e improcedibilità, soprattutto nei giudizi di impugnazione, che rischiano di trasformare il processo in un sistema dominato da formalismi e ostacoli procedurali.

A chiudere i lavori è stato Alberto Del Noce, presidente dell’Unione Nazionale Camere Civili, che ha riportato il confronto al significato più profondo dell’impegno dell’Unione. Del Noce ha ricordato il lavoro svolto dai dipartimenti, dall’Osservatorio e dalla Fondazione dell’UNCC, sottolineando come l’Unione rappresenti oggi una rete di centinaia di avvocati impegnati nello studio delle riforme e nel dialogo con le istituzioni.

Nel suo intervento ha anche richiamato il contesto più ampio nel quale si inserisce il dibattito sulla giustizia civile. Da un lato la pressione verso l’efficienza e la riduzione dei tempi dei processi, accentuata dal PNRR; dall’altro il rischio che l’ossessione per la velocità produca un sistema sempre più formalista, nel quale la verità processuale si allontana dalla verità sostanziale.

Per Del Noce il processo civile non esiste per gli avvocati né per i giudici, ma per il cittadino che chiede tutela dei propri diritti. Un principio che deve guidare ogni riforma del sistema.

“Le riforme sono necessarie – ha concluso – ma la vera riforma comincia quando il processo torna a essere un luogo di ascolto dei diritti, delle responsabilità e delle storie delle persone che chiedono giustizia”.

Il convegno ha così rappresentato un momento di confronto tra avvocatura e istituzioni, ma anche un segnale della volontà dell’Unione Nazionale Camere Civili di contribuire attivamente al dibattito sulle riforme della giustizia civile, portando all’attenzione del legislatore proposte e riflessioni maturate all’interno dell’avvocatura.

Leggi gli atti integrali del Convegno: