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La lingua del diritto come presidio di giustizia: UNCC e Accademia della Crusca avviano i primi progetti comuni

Nella cornice della Villa Medicea di Castello, l’Unione Nazionale delle Camere Civili incontra l’Accademia della Crusca per dare concretezza allo storico accordo di collaborazione tra l’Avvocatura e la più autorevole istituzione italiana dedicata alla lingua. Al centro del confronto il linguaggio giuridico, inteso non come esercizio formale ma come strumento essenziale di tutela, chiarezza e accessibilità della giustizia

Nella suggestiva cornice della Villa Medicea di Castello, a Firenze, sede storica dell’Accademia della Crusca, si è svolto ieri un importante incontro tra l’Unione Nazionale delle Camere Civili e i vertici dell’istituzione culturale che da secoli rappresenta uno dei più autorevoli riferimenti per la lingua italiana e la sua evoluzione.

L’incontro si inserisce nel percorso avviato con la sottoscrizione dell’accordo di collaborazione tra UNCC e Accademia della Crusca: un’intesa che segna un passaggio storico, essendo la prima volta che l’Accademia stipula un accordo organico con l’Avvocatura.

Ad accogliere la delegazione dell’UNCC sono stati il Presidente dell’Accademia, Paolo D’Achille, e il professor Rosario Coluccia. Per l’Unione Nazionale delle Camere Civili erano presenti il Presidente Alberto Del Noce, l’Avv. Salvatore Donadei, promotore dell’accordo con l’Accademia, l’Avv. Giovanni Perrotta, l’Avv. Francesca Cappellini e l’Avv. Carlo Poli.

Sul tavolo, i primi progetti dedicati al linguaggio giuridico, tema che l’UNCC considera centrale per la qualità della giurisdizione e per il rapporto tra cittadino e sistema giustizia. Nel confronto è emersa con forza l’idea che la lingua del diritto non possa essere ridotta a un formalismo tecnico o a un codice autoreferenziale: per l’avvocatura, la parola è il luogo in cui il diritto prende forma concreta, diventa difesa, domanda di tutela, esercizio effettivo delle garanzie.

Da qui la convinzione condivisa che la chiarezza del linguaggio giuridico non rappresenti una semplificazione impoverente, ma un dovere di precisione e responsabilità verso i cittadini. Una parola impropria può generare ambiguità; una formulazione oscura può trasformarsi in distanza tra la persona e la comprensione dei propri diritti. Rendere il linguaggio più accessibile significa, dunque, rafforzare la funzione democratica della giustizia.

I progetti saranno ora sviluppati dal Dipartimento Linguaggio Giuridico dell’UNCC in raccordo con l’Accademia della Crusca. Un primo appuntamento operativo è già stato fissato per il prossimo 1° luglio, data che segnerà l’avvio concreto delle attività previste dall’accordo.