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Algoritmi e diritti, chi governa chi? L’avvocatura rivendica il controllo sulla macchina

Assemblea Nazionale UNCC 2026 – A Brescia la prima tavola rotonda sull’intelligenza artificiale: metodo, formazione e deontologia per non «addormentarsi alla guida»

Brescia, 24 settembre 2026. I lavori dell’Assemblea Nazionale dell’Unione Nazionale Camere Civili, dedicata al tema «Il nuovo volto dell’avvocatura: sinergia tra impresa, tecnologia e diritti sociali», si sono aperti nell’Auditorium della Camera di Commercio di Brescia con la tavola rotonda «Algoritmi e diritti: chi governa chi». Al centro del confronto le sfide etiche, giuridiche e pratiche dell’intelligenza artificiale nell’attività giurisdizionale e professionale.

Al tavolo il Presidente dell’UNCC, avv. Alberto Del Noce, l’ing. Mario Nobile, Direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, l’avv. Marco Martorana, l’avv. Giovanni Rocchi, l’avv. Federica Santinon, Consigliera del Consiglio Nazionale Forense, e il prof. Giorgio Pedrazzi dell’Università degli Studi di Brescia.

L’IA come un’auto a guida autonoma

L’ing. Nobile ha proposto un’immagine efficace, mutuata dalle linee guida dell’AgID: i sei livelli della guida autonoma. Il livello 5, la macchina che fa tutto da sola, oggi non esiste. Gli strumenti in uso operano a livelli elevati ma non totali, e chi «si addormenta alla guida» rischia l’incidente. I casi di sentenze inventate finiti in cronaca nascono da qui. Il messaggio ad avvocati e magistrati è stato netto: usare gli strumenti, ma con «condotta e vigilanza sempre attive».

Il rischio dell’abitudine

Per l’avv. Martorana il pericolo più serio è la progressiva rinuncia al controllo, più che l’errore della macchina. L’intelligenza artificiale è assertiva e compiacente: dopo tre risposte ben scritte, alla quarta non si verifica più, ma la firma in calce resta quella del professionista. Martorana ha richiamato il diritto, già riconosciuto dal GDPR, di opporsi alle decisioni automatizzate e la necessità di conoscere almeno i criteri con cui un algoritmo decide. Ha ricordato anche i corsi di alfabetizzazione promossi dalle Camere Civili.

Un metodo, non una conversazione

L’avv. Rocchi ha spostato l’attenzione sul metodo. Interrogare il modello come un archivio produce allucinazioni. Occorre invece fornirgli fonti certificate e sfruttarne la capacità di ragionamento, verificando poi l’output, anche con una revisione «avversariale» affidata a un secondo modello. Ha segnalato un rischio nuovo, emerso anche in una pronuncia della Cassazione penale: la sentenza citata correttamente, ma con un principio diverso da quello realmente affermato. Da qui le richieste all’avvocatura istituzionale:

  • ottenere l’accesso alle banche dati giurisprudenziali certificate;
  • prepararsi alla formazione obbligatoria in materia di IA prevista dall’attuazione della legge n. 132/2025;
  • sostenere i piccoli studi e gli Ordini minori, per evitare nuovi divari all’interno della professione.

Custodi del giudizio

L’avv. Santinon, collegata dalla sede del CNF, ha richiamato i canoni deontologici. Ha respinto l’idea di un accesso diretto dei cittadini alla giustizia tramite l’IA, senza la mediazione dell’avvocato. Ha indicato tre tratti dell’avvocato di oggi: custode del giudizio critico, interprete del caso concreto, presidio ineludibile dei diritti. Ha sottolineato l’obbligo di informativa al cliente previsto dall’art. 13 della legge sull’IA e la tutela del segreto professionale, anche attraverso l’anonimizzazione degli atti. Ha poi posto il tema della parità delle armi: l’avvocatura deve poter accedere alla banca dati di merito e conoscere gli strumenti di IA in uso alla magistratura.

Il chiodo di Talo

Il prof. Pedrazzi ha ricordato la «massima mentitoria» di Rodolfo Sacco e il valore del metodo del case brief per formare il pensiero critico. Con una metafora mitologica ha evocato Talo, il gigante di bronzo che difendeva Creta: perfetto ma acritico, vulnerabile in un solo punto, un chiodo. Quel chiodo, ha spiegato, sono il pensiero critico, l’etica e le competenze che università e ordini devono trasmettere. Il vero timore non è essere governati dalle macchine, ma governarle male.

Le proposte

Nel giro conclusivo il Presidente Del Noce ha rivendicato all’UNCC il merito di aver posto il tema per prima, con il Congresso di Roma del 2018. Ha richiamato i nodi ancora aperti della responsabilità, dalla guida autonoma alla tutela dei più giovani. Riprendendo l’immagine di Ulisse, ha chiesto di costruire «una nave capace di navigare anche quando il comandante riposa»: un sistema che non si affidi soltanto alla vigilanza del singolo.

Dal tavolo è emerso un orientamento condiviso: l’intelligenza artificiale è un’opportunità da non perdere per migliorare la qualità della difesa, a condizione che l’avvocatura ne governi l’uso con metodo, formazione e rigore deontologico. Il prof. Pedrazzi ha aggiunto l’attenzione al benessere dei professionisti più giovani, esposti a una pressione senza precedenti.

Il video integrale della tavola rotonda «Algoritmi e diritti: chi governa chi» è disponibile a questo link: https://youtu.be/JZa9yfyncSQ