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Violenza digitale e tutela delle donne: il contributo dell’avvocatura civile nel documento della Commissione Femminicidi

Approvato il 22 aprile il documento conclusivo dell’indagine parlamentare: centrale il ruolo dell’Unione Nazionale delle Camere Civili, audita nel novembre 2025, per rafforzare le tutele giuridiche e contrastare le nuove forme di violenza online

L’indagine sulla violenza di genere nella sua dimensione digitale compie un passo decisivo. In data 22 aprile, la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio ha approvato un articolato documento conclusivo che affronta, in modo sistemico, uno dei fenomeni più complessi e in rapida evoluzione del nostro tempo: la violenza contro le donne mediata dalle tecnologie digitali.

Un lavoro ampio e multidisciplinare, costruito attraverso il contributo di numerosi soggetti istituzionali e professionali, tra cui l’Unione Nazionale delle Camere Civili. L’UNCC, infatti, è stata audita il 17 novembre 2025, con l’intervento dell’avv. Rosaria Filloramo e dell’avv. Rosita Ponticiello, portando all’attenzione della Commissione il punto di vista dell’avvocatura civile sulle criticità e sulle possibili evoluzioni del sistema di tutela.

Il documento affronta in maniera organica la natura e l’impatto della violenza digitale, analizzandone le principali manifestazioni: dall’hate speech misogino al cyberstalking, dalla diffusione non consensuale di immagini intime alla manipolazione di contenuti tramite intelligenza artificiale, fino a fenomeni più subdoli ma altrettanto rilevanti come ghosting, orbiting e abuso economico online.

Particolare attenzione è dedicata al quadro giuridico, con un approfondimento sia sul versante civilistico sia su quello penale. Sul piano civile, viene ribadita la centralità della tutela dell’immagine e della dignità della persona, anche attraverso il risarcimento del danno e il ricorso a strumenti cautelari d’urgenza. Sul piano penale, il documento ricostruisce le principali fattispecie di reato, evidenziando al contempo lacune normative e criticità applicative, soprattutto in relazione alle nuove tecnologie e all’uso distorto dell’intelligenza artificiale.

Non meno rilevante è l’analisi delle conseguenze psicologiche della violenza digitale, così come il ruolo delle piattaforme, delle autorità indipendenti e della polizia postale nel contrasto ai fenomeni illeciti. Emergono con chiarezza i limiti degli attuali strumenti di intervento e la necessità di rafforzare i meccanismi di prevenzione, identificazione dei responsabili e rimozione tempestiva dei contenuti.

Il documento si conclude con un pacchetto articolato di proposte operative: dal contrasto all’anonimato online all’introduzione di nuove fattispecie di reato legate ai contenuti generati con intelligenza artificiale, dal rafforzamento dei poteri delle autorità di controllo fino al potenziamento dell’educazione digitale e della tutela delle vittime, anche attraverso l’estensione del patrocinio a spese dello Stato per i reati digitali di genere.

In questo quadro, il contributo dell’avvocatura civile si conferma essenziale. La complessità della violenza digitale richiede, infatti, un approccio integrato che coniughi competenze giuridiche, sensibilità sociale e capacità di adattamento alle trasformazioni tecnologiche.

L’Unione Nazionale delle Camere Civili continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione normativa e istituzionale su questi temi, ribadendo il proprio impegno nella tutela effettiva dei diritti della persona e nella costruzione di un sistema di giustizia capace di rispondere alle sfide del presente.

La Relazione è disponibile online al link:

https://documenti.camera.it/_dati/leg19/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/023/018/INTERO.pdf