Il segreto del colloquio difensivo non ha colore: è la difesa di tutti
L’Unione Nazionale delle Camere Civili apprende con profondo sgomento quanto emerso nell’ambito di un procedimento penale pendente innanzi alla Procura della Repubblica di Perugia.
Per mesi, all’interno delle sale colloqui della casa circondariale di Perugia “Capanne”, sarebbero stati captati — anche mediante registrazioni audio-video — i colloqui riservati tra detenuti e difensori estranei all’indagine per la quale era stata autorizzata l’attività investigativa. Secondo quanto emerso dagli atti, le captazioni avrebbero coinvolto numerosi avvocati e decine di colloqui difensivi.
Si tratta di fatti di eccezionale serietà. Ed è un grave errore pensare che questa vicenda riguardi soltanto l’avvocatura penalista. Il diritto di difesa che l’articolo 24 della Costituzione proclama inviolabile non appartiene infatti a una categoria professionale, né conosce divisioni per materia. È il diritto fondamentale di ogni persona di potersi affidare liberamente al proprio difensore senza temere intrusioni, controlli o indebite conoscenze da parte dell’autorità pubblica.
Ogni mandato difensivo vive di fiducia, e la fiducia esiste soltanto se il cittadino sa di poter parlare senza paura. Un assistito che teme di essere ascoltato smette di confidarsi liberamente; un avvocato che non può garantire la riservatezza del colloquio non può esercitare pienamente la propria funzione.
E quando si incrina quella libertà, si indebolisce il diritto di difesa nella sua essenza più profonda.
La gravità dei fatti è amplificata da due circostanze. La prima: le registrazioni illegittimamente acquisite, anziché essere immediatamente distrutte, sarebbero state riversate nel materiale investigativo e messe a disposizione delle parti, consegnando all’accusa una conoscenza anticipata delle scelte difensive e incrinando quella parità delle parti che l’art. 111 della Costituzione pone a fondamento del giusto processo.
La seconda, ancora più inquietante: gli avvocati e gli assistiti estranei all’indagine non sono stati informati della captazione, restando privi di ogni possibilità di tutela. È così che una violazione, se non denunciata, rischia di trasformarsi silenziosamente in prassi.
L’Unione Nazionale delle Camere Civili ritiene pertanto che quanto accaduto a Perugia non possa essere archiviato come un mero incidente procedurale o una patologia locale, ma debba imporre una riflessione profonda sul rapporto tra potere investigativo, diritti fondamentali e limiti invalicabili posti dalla Costituzione.
Per queste ragioni l’Unione Nazionale delle Camere Civili:
— esprime piena solidarietà ai colleghi i cui colloqui difensivi sono stati illegittimamente captati;
— chiede alle istituzioni competenti — il Consiglio Superiore della Magistratura, il Ministero della Giustizia, il Parlamento — di accertare con rigore quanto accaduto, di trarne ogni conseguenza nelle sedi proprie e di garantire l’immediata distruzione del materiale illegittimamente captato;
— auspica che il legislatore e gli uffici giudiziari adottino regole chiare e controlli effettivi — a partire dal monitoraggio in tempo reale degli accessi alle sale colloqui — affinché episodi simili non possano ripetersi.
Le democrazie non muoiono soltanto quando viene negata la parola. Cominciano a indebolirsi quando le persone non sanno più se possono parlare liberamente.
Roma, 24 maggio 2026
Il Presidente
Avv. Alberto Del Noce