Da Ancona a Firenze, da Roma a Venezia, l’impegno dell’Unione Nazionale delle Camere Civili si rafforza tra riflessione culturale, contributo normativo e presenza nei luoghi decisionali: al centro, il ruolo del civilista come presidio dei diritti nell’era digitale
C’è un filo rosso che lega gli appuntamenti istituzionali e scientifici delle ultime settimane dell’Unione Nazionale delle Camere Civili: è la riaffermazione del ruolo dell’avvocato civilista come fondamento – spesso silenzioso ma essenziale – della società civile e dello Stato di diritto.
Un percorso che ha preso avvio il 10 aprile ad Ancona, nella cornice della Mole Vanvitelliana, in occasione del convegno “Dignitas – Etica, identità e funzione sociale dell’avvocato civilista”, celebrando la nascita della nuova Camera Civile. Un momento non solo simbolico ma profondamente politico, nel senso più alto del termine: la costituzione di una Camera Civile rappresenta infatti un segnale concreto di vitalità dell’avvocatura e di fiducia nel suo futuro.
In quell’occasione, il presidente dell’UNCC Alberto Del Noce ha proposto una riflessione destinata a segnare il dibattito interno alla categoria: il civilista come “fondamento silenzioso della società”. Un silenzio che non è marginalità, ma funzione strutturale. Il successo dell’avvocato civilista – è stato sottolineato – non si misura nella sentenza, ma nella capacità di prevenire il conflitto, di costruire equilibrio, di garantire stabilità nei rapporti sociali ed economici.
Pochi giorni dopo, il 15 aprile a Roma, l’UNCC – tramite il presidente, Alberto Del Noce, e Rosaria Filloramo, segretario dell’UNCC e referente del Dipartimento Pari Opportunità – ha preso parte all’importante evento dedicato agli “orfani speciali”, tema emergente e di grande rilevanza sociale e giuridica. Un ambito nel quale l’avvocatura civile è chiamata a confrontarsi con nuove forme di vulnerabilità e con l’esigenza di rendere effettive le tutele previste dalla normativa, superando la distanza tra legge e realtà.
Il 17 aprile a Firenze, nel convegno nazionale delle associazioni specialistiche forensi, il contributo del presidente Del Noce si è spinto ancora oltre, affrontando uno dei nodi più complessi del diritto contemporaneo: la tutela dei diritti della persona nella contrattazione digitale.
Qui il civilista è chiamato a un salto di qualità interpretativo. Non si tratta più soltanto di applicare categorie tradizionali, ma di rileggerle alla luce di un mutamento di paradigma: algoritmi, piattaforme e modelli predittivi incidono profondamente sulla libertà negoziale, spesso in modo invisibile. Il rischio – evidenziato con forza – è che il consenso diventi una finzione e che la persona venga progressivamente ridotta a “dato” all’interno di logiche di mercato.
Il diritto civile, tuttavia, conserva gli strumenti per reagire: buona fede, causa, responsabilità e tutela della persona restano pilastri validi, ma devono essere reinterpretati con coraggio evolutivo. È questa la sfida che attende oggi l’avvocatura.
Un percorso che si proietta sul piano internazionale con la partecipazione, il 20 aprile a Venezia, al Privacy Symposium, uno dei principali appuntamenti europei sul rapporto tra tecnologia, diritto e tutela dei dati. In questo contesto, l’intervento del Presidente UNCC sul tema della trasparenza dell’intelligenza artificiale conferma la centralità dell’avvocatura civile nel governo giuridico dell’innovazione.
E il giorno successivo, 21 aprile, il confronto si sposta nel cuore delle istituzioni, con l’audizione presso la Commissione Giustizia del Senato della Repubblica. Un passaggio particolarmente significativo, che segna il riconoscimento del ruolo dell’UNCC come interlocutore qualificato nel dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella giustizia.