Divorzio breve, il Pd stringe i tempi al Senato ma Ncd resiste

20 gennaio 2014
Divorzio breve, il Pd stringe i tempi al Senato ma Ncd resiste

(ilVelino/AGV NEWS) Roma, 20 GEN – Tra le questioni che il segretario del Pd Matteo Renzi vorrebbe affrontare una volta per tutte, c’e’ anche quella della legislazione sul divorzio, che nel nostro paese e’ ferma al 1970, anno in cui si stabili’ che il lasso di tempo minimo di separazione, dopo il quale era possibile chiedere il divorzio, fosse di tre anni. Norme che in Europa, carte alla mano, relegano l’Italia nelle retrovie, visto che quasi ovunque nel vecchio continente (eccezion fatta per Irlanda e Polonia) la procedura per ottenere il divorzio e’ piu’ snella. Con un tweet Renzi, la settimana scorsa, si e’ spinto a prevedere che “si chiuda a breve”, ma l’esperienza degli ultimi anni lascia pensare che le cose saranno meno semplici e lineari di quello che auspica il sindaco di Firenze. Piu’ volte, infatti, l’iter del provvedimento sul divorzio breve si e’ interrotto bruscamente, sia per opera dei franchi tiratori, sia a causa dello scioglimento anticipato della legislatura. Ed e’ proprio sulla natura “precaria” di questa legislatura che si gioca la reale possibilita’ o meno di approvare una legge in materia. Al Senato, pero’, in commissione Giustizia sono state messe all’ordine del giorno alcune proposte, tra le quali spicca quella del Democratico Sergio Lo Giudice, che dovrebbe rappresentare la posizione ufficiale del partito di Renzi, prevedendo che il periodo di “purgatorio” sia ridotto a un anno (anche meno) purche’ vi sia la consensualita’ tra i coniugi separati. Un impianto su cui anche le altre forze presenti in Parlamento hanno fatto intendere di poter concordare, con l’eccezione, allo stato, di Ncd. Dal fronte del centrosinistra vi e’ anche una proposta piu’ “radicale” di Enrico Buemi, senatore socialista eletto nelle liste del Pd: “Io propongo – afferma Buemi – di saltare la separazione legale in caso vi sia consensualita’. Ci deve essere pero’ la verifica del giudice se ci sono figli, per evitare squilibri o casi con consensualita’ ‘estorta’”. Interpellato sulle ragioni del ritardo italiano, Buemi osserva che “in Italia c’e’ di fatto una maggioranza di tipo conservatore, che tutte le volte che si andavano a toccare elementi sensibili nel rapporto con la Chiesa cattolica si introducevano obiezioni di vario tipo, tutte strumentali. Poi c’e’ stato lo scioglimento anticipato di alcune legislature. Ora, col via libera di Renzi, c’e’ una buona possibilita’ di arrivare in porto, se la legislatura rimane in piedi”. Le resistenze piu’ sostanziali, come detto, risiedono in seno a Ncd, ed e’ Carlo Giovanrdi a spiegarne la ragione al VELINO: “Secondo le proposte che ho visto, una persona nella vita potrebbe sposasi anche trenta volte. Se passa la tesi piu’ estremista, e’ un’ulteriore picconata al matrimonio, e allora tanto vale abolirlo. E’ un istituto talmente labile – osserva Giovanardi – che e’ come bere un bicchier d’acqua. Credo che i dati sui divorzi all’estero delle coppie italiane siano infondati, perche’ prima bisogna prendere la residenza. In ogni caso, c’e’ da differenziare se ci sono o meno figli, mentre mi pare che nelle proposte presentate non viene tenuto conto se ci sono dei figli. Si tratta di capire – aggiunge Giovanardi – quel che dice Renzi oltre i suoi slogan. Io conosco drammi esistenziali di queste persone, e dico che spesso i guai dopo il divorzio sono ben maggiori di quelli che avrebbero potuto essere evitati prima con un po’ di pazienza”.

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