DISOBBEDISCO

6 gennaio 2021
DISOBBEDISCO

6 gennaio 2021 – Durante il lockdown, mi sono guardato bene dal dire la mia sulla legittimità dei provvedimenti che limitavano la libertà personale. Si esprimevano giuristi insigni e Presidenti emeriti della Corte costituzionale, e bisognava mantenere il senso delle proporzioni, e del ridicolo: meglio tacere. Un’idea però me l’ero fatta, ricordandomi della nozione di fonti fatto: come accade per la rivoluzione riuscita, o il colpo di stato coronato dal successo, se qualcuno impone un divieto, ed un intero popolo lo esegue, il divieto, se anche non lo era, diventa legittimo. La sovranità appartiene al popolo. Abbiamo obbedito, io credo, perché in fondo abbiamo percepito tutti che quei provvedimenti erano un gesto di responsabilità, ed andavano rispettati per questo, non per la legalità formale del procedimento seguito per adottarli. Oggi, con un vecchio Presidente della Repubblica, definirei lunare la disciplina: abbiamo divieti diversi per ogni giorno della settimana o quasi, divieti che per di più, come in un caleidoscopio, cambiano in continuazione secondo criteri che, almeno per me, restano imperscrutabili quanto il fato. Possibile che, prima di uscire ogni mattina, io debba controllare quel giorno cosa si può fare e cosa no? Possibile che chi lavora ed ha famiglia debba vivere alla giornata, e non possa programmare impegni e spostamenti con un anticipo ragionevole? Possibile che chi ha figli in età scolare debba sapere soltanto alla befana che non è vero che il giorno successivo torneranno a scuola? Non è possibile, condividere regole che sembrano dettate dalla schizofrenia, piuttosto che da un ragionevole bilanciamento dei valori in gioco. Per questo, continuerò ad adottare tutte le precauzioni necessarie, ma ho deciso di disobbedire: troppe imposizioni assurde generano un sopruso, non un regolamento, e bisogna che chi detta le regole – si tratti di quelle che disciplinano il processo, o le nostre libertà personali – si metta nei panni di quei cittadini che poi devono rispettarle.

 

Antonio de Notaristefani

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