Su Gnewsonline l’intervento del Presidente di Uncc

09/01/2019
Su Gnewsonline l’intervento del Presidente di Uncc

Su Gnewsonline l’intervento del Presidente di Uncc

Il problema è degli uffici non del processo

In occasione del recente confronto sul progetto del Sig. Ministro denominato “interventi per l’efficienza del processo civile”, magistrati ed avvocati hanno concordemente espresso apprezzamento per il metodo, chiedendo che si procedesse mediante legge delega, e indicato alcune criticità, che erano:

1) un eccesso di sanzioni, che avrebbero finito con il far percepire ai cittadini il mondo della Giustizia come ostile, più che estraneo.

2) un eccesso di decadenze, e un incremento dei poteri di ufficio del Giudice – neppur bilanciato da un corrispondente aumento delle facoltà difensive delle parti – che ne avrebbe ridotto la terzietà, e avrebbe sottratto la disponibilità del processo ai cittadini.

Sembrerebbe che si sia deciso di ricorrere alla legge delega, e questo lascia sperare che il confronto continui a essere effettivo, anche per ciò che riguarda le scelte di merito e, soprattutto, gli scopi.

Da molti, troppi anni sembra che, l’obiettivo principale del processo civile sia una nozione di efficienza che a me pare francamente malintesa.

Il processo serve per dare ragione a chi spetta, e torto a chi merita; efficiente, quindi, è quel giudizio che riesca a fare questo in un tempo ragionevole, e che sia perciò “giusto”, prima ancora che rapido.

In questa prospettiva, bisogna evitare di introdurre ulteriori preclusioni, il cui effetto è quello di far divergere la legalità dalla Giustizia.

Il processo deve garantire la Giustizia a tutti, e in primo luogo ai più deboli: come può, un processo che voglia essere giusto, consentire che venga negata la ragione a chi ne ha diritto, solo perché è maturata una preclusione che di certo non abbrevia i tempi del giudizio, come quella che riguarda le prove precostituite? Come può un processo che voglia essere giusto presupporre che gli avvocati siano tutti infallibili?

Gli avvocati sono esseri umani, e possono sbagliare; è giusto, stabilire che, se questo accade, chi ha ragione deve vedersela negare, e poi potrà rivalersi sul suo difensore, ammesso che sia solvibile per la cifra che gli sarebbe spettata?

Io credo di no.

Certo, esiste un problema di durata ragionevole, e noi avvocati storicamente abbiamo una parte della responsabilità, perché a volte (o spesso) abbiamo abusato delle libertà anche formali che il mandato difensivo ci garantiva, ma va sottolineato – e spero che il Sig. Ministro vorrà tenerne conto – che al tavolo di quel confronto insieme ai Magistrati abbiamo proposto una soluzione condivisa perché la disciplina delle memorie successive alla prima udienza possa evitare prolissità inutili senza però ridurre gli spazi di difesa.

Certo, esiste un problema di efficienza che però, a mio avviso, è degli uffici giudiziari, non del processo, e pertanto deve essere risolto intervenendo sulla organizzazione degli uffici, non riducendo gli spazi di difesa.

Ben venga l’incremento dell’organico dei Magistrati; nell’attesa che esso vada a regime, e produca i suoi effetti, però, sono possibili interventi magari anche più limitati, e di efficacia più ridotta, ma più immediata.

Oggi, abbiamo un sistema di valutazione dei magistrati che impone il rispetto delle statistiche, e premia i giuristi, piuttosto che i giudici: non sarebbe più utile incentivare adeguatamente quelli che rispondono meglio alla domanda di Giustizia, piuttosto che quelli che preferiscono dedicare una parte del loro tempo, significativa se non addirittura eccessiva, ad attività culturali di dubbia utilità per i cittadini?

Se esiste un problema di arretrato, premiamo coloro che contribuiscono a smaltirlo: ci saranno magari meno sentenze-trattato, ed una ridotta partecipazione ai convegni, ma i cittadini se ne avvantaggeranno.

Le statistiche, in fondo, sono un mezzo, non un fine, e bisogna individuare dei criteri che permettano di valorizzare quei magistrati che rendono Giustizia nel modo più utile per il sistema, non i più acculturati.

Smettiamola, quindi, di illuderci che, sacrificando la difesa dei diritti dei cittadini, il processo diventi più efficiente: i diritti non sono un ostacolo per i processi, ma la ragione per la quale essi si celebrano.

Quel progetto di “interventi di efficienza del processo civile”, dunque, contiene spunti che sono apprezzabili (penso, ad esempio, alla valorizzazione del principio di non contestazione, od ad alcune proposte in tema di ADR), altri che sono accettabili, anche se di utilità alquanto dubbia (penso alla sostituzione delle forme dell’atto introduttivo, che richiederebbe però degli aggiustamenti).

Ma, per carità, basta preclusioni, decadenze e quant’altro la fantasia dei processualisti ha escogitato perché i risultati del processo si allontanino dalla realtà della vita: quelle, l’efficienza del processo la riducono, non la incrementano, e non riescono neppure ad affrettarne i tempi.

* presidente dell’Unione Camere Civili

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